Il canto nella capoeira è molto più di un accompagnamento: è narrazione, codice, insegnamento, preghiera. I canti trasmettono la memoria collettiva, le storie di schiavitù e resistenza, la malandragem (astuzia) tipica della cultura baiana, la gioia e il dolore. Chi canta lo fa per insegnare, ammonire, lodare, sfidare, ironizzare. Ogni forma di canto ha una funzione specifica:
È il canto d'apertura della roda, eseguito solitamente
dal solista (il cantador, spesso il Mestre). È un canto lungo, narrativo,
spesso di tono malinconico, poetico o riflessivo. Narra della storia della
capoeira, della schiavitù, dei grandi Mestres del passato (molti dei quali
originari o formatisi a Bahia), di esperienze personali o ammonimenti morali.
Può essere una preghiera, un richiamo alla protezione spirituale degli Orixás o
degli antenati, un modo per "pulire" l'ambiente prima dell'inizio del
gioco.
Segue la ladainha. È una sequenza di brevi frasi
cantate dal solista, a cui il coro risponde. È una forma di "louvor"
(lode): si rende omaggio a Dio, agli Orixás (divinità del pantheon
afro-brasiliano), agli antenati, alla roda stessa, al berimbau, ai Mestri. Può
contenere inviti al gioco, riferimenti simbolici, giochi di parole.
Durante il gioco, i canti prendono la forma
dei "corridos": canti brevi e ripetuti in stile "call &
response" (chiamata e risposta) tra solista e coro. Seguono e commentano
ciò che accade nella roda in tempo reale. Spesso ironici, provocatori,
scherzosi, ma anche strategici: possono incoraggiare un giocatore, prenderlo in
giro, metterlo in guardia, o riferirsi simbolicamente al tipo di gioco in
corso.
Il canto nella capoeira è una forma di comunicazione multipla: tra chi canta e chi gioca, tra il presente e la storia, tra il corpo e la parola, tra l'individuo e la comunità.